senza Dio

 

Ci tenevo, prima di consigliare questa lettura, a fare un piccolo prologo: ho ascoltato attentamente le parole dei nostri candidati del borgo, nel video prodotto per noi da Riccardino. Sono rimasto favorevolmente impressionato da tutti, ma un punto in particolare, ha colto la mia attenzione. Espongo qui, brevemente, il concetto, in quanto, anche se su basi diverse, il libro in oggetto, si fonda su simili tesi. Il breve segmento di cui desidero parlare, è quello nel quale Saverio, facendoci i complimenti per la confezione del sito, si chiede come mai, ragazzi così attenti e impegnati, non colgano anche loro la necessità di candidarsi alle elezioni. Vorrei rispondergli, precisando in anticipo, che non parlo a nome di nessun altro del ristretto gruppo di amici con i quali condivido questa esperienza da ormai parecchi anni, ma solo a titolo strettamente personale; confidargli il motivo principale per il quale a me non passa minimamente per la testa, in questo momento della mia vita, di applicarmi alla politica attiva. Saverio si aspetterà la classica frase, molto retorica, “ per fare qualcosa per il borgo, non serve fare politica, ma basta l’impegno nelle iniziative, nelle associazioni, nelle manifestazioni, ecc. ecc.”. No, gliela risparmio; il motivo è un altro, e molto più personale, anzi direi antropologico: parte tutto dalla sostanziale differenza che noto tra me e chi ama fare politica attiva. Non dico che il mio modo di vedere sia migliore, anzi, non escludo sia peggiore; dico solo che è diverso. Quando ascolto un politico, vedo difronte a me una persona maniacalmente convinta e sicura delle proprie idee, netta nei giudizi e nelle risposte, rigida nelle posizioni, ossessionata dal fatto che il suo avversario non possa aver ragione. Io, invece, al contrario, sono pieno di dubbi, metto continuamente in discussione le mie stesse idee, mi faccio un sacco di domande, e non riesco quasi mai a darmi risposte; sono troppo vulnerabile, sarei un pessimo politico. Questioni come il Nucleare, il fine vita, la composizione della famiglia, i bombardamenti Libici, ma anche più semplicemente la toponomastica di un centro abitato, sono domande che quotidianamente mi arrovellano il cervello, e con le quali non riesco a trovare mai la linea di confine tra il giusto e lo sbagliato. Quindi, arrivato “ nel mezzo del cammin di nostra vita” , la mia età aveva Dante quando scrisse quel verso, solo di due cose sono estremamente sicuro: la prima, è che le ultime generazioni, compresa la mia, sono cresciute con il mito della pillola; e cioè, che per ogni male, ci sia una pasticchetta che lo curi: la pillola per il mal di testa, quella per il mal di pancia, i vaccini per le influenze ecc. ed abbiamo quindi acquisito l’inconscia convinzione che tutto si possa curare e risolvere nella vita. Purtroppo non è così; bisogna tornare al passato, ai nostri avi, e riconsiderare il fatto che tutti i problemi non possono sempre essere risolti. La seconda convinzione, molto più casareccia, è che Borgo Faiti, esteticamente, fa schifo; quindi, chiunque di voi venisse eletto, facesse qualcosa.

Dicevo che questo mio prologo è strettamente legato alla tesi principale del libro, anche se, ammetto, accostata in maniera irriverente. Il professor Giorello, concentra la maggior parte dei capitoli, nel rimarcare sempre la differenza tra chi è convinto di avere la verità in tasca e vuole imporla agli altri, usarla come una clava per sottrarci ogni forma di autonomia e chi invece è pieno di dubbi, e pretende la libertà di poter scegliere. La cosa che mi ha colpito, e nella quale mi ci rivedo completamente, è che non senta neanche la necessità di dimostrare che Dio non esista, rivendica solo il fatto di non averne bisogno, di poter fare a meno di pensarlo, di vivere persino contro “Dio”. Per questo motivo, non gli basta più chiamarsi agnostico, vuole passare su un altro piano, molto più radicale, facendo in modo che l’ateismo, non sia un’ altra religione piena di dogmi, ma un repertorio di strumenti intellettuali e pratici, che riguardano il nostro modo di indagare l’universo e di scegliere il nostro destino. Il perché, chi vive laicamente la sua vita, debba avvertire questa esigenza, è presto detto; l’autore lo spiega subito in maniera inequivocabile: l’abuso della religione, intesa come prevaricazione. La pretesa infallibilità di chi si sente portatore della parola di Dio in terra. E di conseguenza l’asservimento dello stato, con leggi che riducono le liberà per molti, e aumentano le impunità per pochi. Basti guardare tutti i tentativi di regolare il “fine vita”, la “procreazione assistita”, le leggi su la famiglia, per quanto riguarda le libertà individuali. Per quanto riguarda l’impunità di pochi invece, è necessario sapere che lo stato italiano, non può per legge emettere nessun provvedimento restrittivo per le omissioni delle denunce sulla pedofilia. In pratica, le alte sfere ecclesiastiche, non sono perseguibili di fronte alla legge, per non aver denunciato gli abusi di sacerdoti sui minori. La nostra legge prevede il diritto al segreto confessorio. Per noi cittadini comuni, questa regola non vale. Noi siamo sempre e comunque complici del misfatto in caso di mancata denuncia.

Scrive Giorello: “Si tranquillizzino tutti quelli convinti che si voglia tentare di abbattere chiese, sinagoghe e moschee. Niente di tutto questo; ce le teniamo strette, convinti che scandiscano il paesaggio di città meravigliose come Roma, Istanbul, Damasco; sono patrimoni che si desidera salvaguardare dalla furia di diversi fondamentalismi, nonché dalla speculazione edilizia”. “Si può avere un’etica pubblica anche senza Dio, anzi è lecito pensare che si possa avere una società libera, senza Dio”. Aggiungo io: tutto ciò che è peccato per alcuni, bisogna far in modo che non diventi reato per tutti. Scriveva Spinoza:” ciò che non può essere proibito deve essere necessariamente concesso”. Nessuno ha il diritto di decidere per gli altri; ognuno deve essere libero di scegliere se e cosa credere. Questi concetti, dovrebbero essere alla base del pensiero cattolico moderno, che si riempie la bocca ogni giorno di parole come amore e comprensione. Quello che a me pare di vedere invece, molte volte, è l’esatto contrario.

Chiudo in anticipo, rispetto ad altre cose che potrei aggiungere, per evitare che il brodo sia troppo lungo; e lo faccio con una frase di Ludwing Feuerbach citata nel libro:” Quale il tuo cuore, tale è il tuo Dio”.

Loris