Anch’io ragazzaccio, seduto su quelle scalette

Nella distrazione e l’indifferenza di una settimana di mezza estate, un altro pezzo storico del borgo è stato messo all’indice. Dopo il giardino alla cantoniera, le panchine sulla sponda del fiume e il piazzale antistante il consorzio, è stata fatta fuori anche la scaletta della sala parrocchiale.
Alzi la mano al borgo, chi non ci ha lasciato una fetta di adolescenza sopra quei gradini o sotto la tettoia. Io, mi ci sedevo anche quando aspettavo che Don Giuseppe tirasse fuori la sua Renault. La parcheggiava proprio lì, di fianco la scaletta, all’imbocco della sala. Era impossibile bazzicare quei paraggi, senza poggiare i glutei sopra a quei scalini. Chissà cosa direbbe il nostro vecchio Parroco, se venisse a conoscenza del misfatto.
Giungono notizie che la situazione ormai fosse ingestibile. Porte divelte e scritte incivili. Non bastava una piccola telecamerina, stile banca o gioielleria, per risolvere il problema. Sono serviti i picconi. Ottimo modo per risolvere il problema. Se c’è disagio giovanile, gli spazi, invece di essere allargati, vengono ristretti; così il problema si acuisce invece che redimersi. Bisogna confinare sempre di più la necessità dei ragazzi di avere un po’ di intimità. Magari si sposteranno di cento metri e lo stupido di turno spaccherà anche le porte degli spogliatoi del campo: noi che faremo? butteremo giù anche quelli? Se il modo di evitare danni ai luoghi simbolo, è quello di abbatterli, allora vincono sempre i peggiori. Per colpa di un cretino, paga una comunità.
Mi si obbietterà: ecco il solito nostalgico che vorrebbe il borgo come trenta anni fa. Ebbene Si! se l’alternativa è il borgo che stanno costruendo, io rivoglio il borgo di una volta. Toglietemi anche i marciapiedi e ridatemi l’erbetta. Ci sono posti che hanno un valore simbolico che scavalca anche la modernità. È inutile sistemare le piazze illuminandole, con la speranza che i ragazzi le scelgano come punti di riferimento. Non è mai stato così. I ragazzi scelgono posti limitrofi, appartati, e se possibile anche un po’ bui.
Il problema invece, sono gli adulti con il piccone. Quelli che hanno scordato la loro gioventù, o che se la sono vista scivolare addosso senza comprenderla.

Loris

Commenti

  1. Luciano scrive:

    E come non ricordare le “accelerate” di Don Giuseppe, a fianco di quelle scale!

  2. Loris scrive:

    caro Davide,

    è vero, “i simboli non sono sempre materiali”, ma quando in una comunità ci sono anche quelli, è meglio tenerseli.
    Se badi bene all’introduzione del mio post, faccio riferimento anche alle panchine sulla sponda del Linea. Te le ricordi? quelle erano più di un simbolo, e chi le tolse, magari, come dici tu, era convinto di fare una cosa buona. Invece ha cappellato.
    Nel 97, organizzammo una festa con un po’ di amici, al borgo, e con il ricavato comprammo due panchine rosse per ripristinarle sul Linea; non ce lo permisero. Oggi quelle panchine si trovano in via Docibile, puoi torvarle là, su i marciapiedi. Non sono andate perse, ma non sono al loro posto, perchè nel frattempo dalla sponda del Linea è stato tolto anche il marciapiede.
    Certe volte, alcuni, si arrogano decisioni che vanno al di là, negandosi il confronto; e sbagliano. Non neghiamoci, noi, il diritto di farlo presente, di arrabbiarci anche.

    Ti faccio un’ultima domanda. Visto il consenso che ha scatenato questo post, soprattutto su FB, secondo te, chi ha deciso di abbattere le scalette, ha sentore del Borgo? ne riesce ad annussare gli umori? a carpirne le sensazioni?
    Secondo me , NO!
    ormai potremmo aspettarci di tutto.

    in amicizia, Loris

  3. davide scrive:

    innanzitutto vi ringrazio per aver risposto al mio commento.
    mi scuso anche per le parole un tantino esagerate, mi sono uscite spontanee perche era quello che pensavo in quel momento, ma nn le ritiro indietro del tutto. i vostri commenti di risposta mi hanno fatto riflettere e senza andare troppo oltre con le polemiche, che ritengo sempre inutili, volevo rispondere brevemente a un paio di cose che mi stanno a cuore. io ci sono sempre stato per il borgo soprattutto negli ultimi anni-o meglio, cerco di esserci cn tutte le forze- e l’ho sempre vissuto con fierezza e dignità (spero). cosa faccio di preciso per il borgo?? di questo mi piacerebbe parlarne di persona se ne abbiamo l’opportunità. inoltre ribadisco una mia idea: chi ha preso la decisione di abbattere la scalette l’ha sicuramente fatto perche pensava di migliorare la situazione. sono d’accordo che il valore di una comunità è dato anche dai simboli, ma questi nn sono sempre materiali. credo ke il rispetto verso decisioni altrui sia anch’esso un simbolo da comunicare.
    in conclusione mi piacerebbe inserire piu spesso le mie idee in questo sito e collaborare in modo produttivo con tutti coloro che operano per diffondere le loro opinioni e migliorare “l’aspetto” del borgo.
    vi ringrazio, alla prossima.

    1. admin scrive:

      Ciao Davide,
      sei stato abilitato a pubblicare post sul sito. Dovrebbe esserti arrivata una mail con la pwd che puoi cambiare in qualsiasi momento accedendo al pannello di controllo. Dallo stesso pannello di controllo puoi conoscere tutto ciò che ti è possibile fare sul sito.
      Se hai dubbi, non esitare a contattarci a info@borgofaiti.it

      Grazie e a presto!

  4. Loris scrive:

    Prima di parlare di “disgusto” ed ” ipocrisia”, bisognerebbe conoscere le persone; accertarsi sul loro passato; assicurarsi del fatto che, prima di prendere a pretesto l’abbattimento di una scaletta, magari abbiano fatto qualcosa per il borgo. Non tanto, forse non troppo, ma un po’ del loro tempo alla loro comunità l’abbiano dedicato.

    Pennacchi, anni fa, si incatenò ai Ponticelli della bonifica; oggi fa casino per il Pontile di Sabotino.

    I simboli, caro il mio Davide, sono importantissimi: sono le icone di una comunità, che senza di esse, sarebbe un concetto vuoto,… astratto…non circoscrivibile.

    …vacci cauto con le parole amico mio…altrimenti potremmo chiederti…
    “Tu, oltre che disgustarti, cosa fai per il borgo?”

    con amicizia,
    Loris Cascone
    Via Conti D’Aquino, 26
    Borgo Faiti

  5. davide scrive:

    A leggere questi discorsi e tutte queste lamentele inutili -probabilmente spacciate solo tramite commenti e non ragionate tramite aperti dialoghi- provo un senso di nausea prima di tutto e di rabbia poi. Posso anche capire la vostra idea sul valore simbolico di cio che è stato abbattuto, sul fatto che voi avete passato la vostra adolescenza e i vostri amori in quel luogo “sacro”, ma riempirsi la bocca di tutte queste pretese è da ipocriti! Finitela di parlare di dramma!! Il dramma è quando nessuno fa niente per migliorare il borgo-e la società in generale se volete; chi ha preso la decisione di togliere le scalette l’ha fatto per un motivo preciso; spero vivamente che il suo intento sia quello di migliorare il borgo, una realta che sta andando alla rovina -come tutto il resto tra l’altro. Invece di stare qui a discutere sul valore delle scalette come se fossero un bene archeologico, proviamo a impegnarci a favore di questo piccolo mondo che è il NOSTRO borgo, così da migliorarlo e renderlo più degno.

    1. Fausto scrive:

      Caro Davide, intanto grazie per il tuo importante contributo al sito: la partecipazione di tutti accresce il valore delle cose!
      Rispondo al tuo commento prendendo spunto da due frasi che hai scritto.
      La prima frase è: “A leggere questi discorsi e tutte queste lamentele inutili – probabilmente spacciate solo tramite commenti e non ragionate tramite aperti dialoghi – provo un senso di nausea prima di tutto e di rabbia poi”. Bene, il mio dissenso e probabilmente anche quello degli altri “commentatori” scaturisce proprio dal fatto che spesso – e il caso delle scalette è un esempio palese – alcune decisioni riguardanti “le cose di tutti” vengano prese prescindendo da un “aperto dialogo” (come lo chiami tu). Se il dialogo ci fosse stato, probabilmente, si sarebbe potuta trovare una soluzione diversa, che accontentasse tutti. Capisci?
      La seconda frase è: “Invece di stare qui a discutere sul valore delle scalette come se fossero un bene archeologico, proviamo a impegnarci a favore di questo piccolo mondo che è il NOSTRO borgo, così da migliorarlo e renderlo più degno”. Ecco, io non so’ se ci conosciamo, ne se e da quanto vivi a borgo Faiti e/o lo frequenti, però, credo che tutto si possa dire tranne che non ci si impegni per migliorare “questo piccolo mondo che è il NOSTRO borgo”. Per esempio, il fatto stesso che qualcuno abbia avuto l’idea e la buona volontà di realizzare questo sito internet, dando modo a ciascun cittadino di promuovere iniziative, raccontare storie, confrontarsi con gli altri o semplicemente dire la sua – come hai fatto tu -, mi sembra un chiaro messaggio che qualcosa si stia muovendo! Non credi? Nonostante tutto, pensa, sono veramente pochi quelli che hanno risposto al nostro accorato appello di collaborazione…
      Approfitto e ti chiedo: sei disposto a mettere a disposizione le tue idee per far crescere il sito e, con lui, anche il NOSTRO borgo?

      Grazie ancora per la tua proficua partecipazione e sappi che anch’io, come te, amo il posto in cui sono nato e che mi ha fatto crescere!

      Fausto Nardi

  6. Jacopo scrive:

    Una volta ho letto una frase che recitava “gli adulti di oggi sono i giovani di ieri”… se è davvero così, da un lato spero vivamente che gli “adulti” che hanno messo mano al borgo in questi anni, nei molteplici lavori di risistemazione, non siano stati, in passato, dei giovani del borgo. D’altro canto però, più romanticamente forse, ho sempre sperato che potessero essere gli stessi abitanti del borgo a costruire e modifcarlo, in fondo abbiamo persone in ogni ambito sociale e professionale: i ragazzacci delle scalette non sono rimasti seduti su quei gradini.
    Ma si sa, sono troppo romantico.

  7. Nello scrive:

    Non ho parole, posso solo dire che per me è un dramma. Un colpo al cuore per qualcosa che ti viene tolto ingiustamente. Io li sopra ci ho iniziato e finito la mia più impotante storia d’amore. Ci ho passato pomeriggi e notti intere nell’afa dell’estate. Grazie di cuore a chi ha avuto questa brillante idea. Complimenti vivissimi davvero!!! La prossima volta magari prima di decidere di buttare giù qualche altra cosa si chieda se magari quel qualcosa abbia anche un valore simbolico, affettivo o storico per le persone che da sempre abitano e vivono il Borgo oltre che puramente materiale. Presuntuosi!!!

  8. Riccardo Angelo scrive:

    Le scalette, forse il vero luogo sacro dei giovani del Borgo. Secondo me bene ha fatto la parrocchia a chiudere le porte sul lato sinistro e scuro della sala parrocchiale per aprirle, probabilmente, all’interno del parcheggio, più illuminato a controllato. Male ha fatto, però, a cancellare un pezzo di storia che apparteneva proprio a tutti, forse un po’ meno a chi ha preso la decisione di cancellarle. Spesso si dice che la parrocchia è di tutti ma, in alcuni casi, forse, questa regola vale un po’ meno. Prima di toccare un luogo appartenente alla Parrocchia di tutti bisognerebbe, credo, ascoltare un pochino i pareri di tutti. Se proprio si volevano chiudere tutte le porte non si poteva comunque lasciare in vita le scalette? Qualcuno mi dirà: “si, ma poi i ragazzacci avrebbero continuato a scrivere sui muri”. In questo modo non si è risolto il problema ma solamente spostato, come ha detto Loris, di qualche metro. Finchè si continua a ragionare “mi tengo pulito il mio giardino” senza pensare a ripulire tutto il borgo i reali problemi non si risolvono ma si spostano, si nascondono…si delegano ad altri (palestra, spogliatoi, piazza, bar). Insomma, chiudere le porte vuol significare non rovinare i beni della parrocchia non quelli di tutto il borgo. Per fare ciò ci vorrebbe più impegno, non basta di certo un piccone ed un po’ di cemento.

  9. Fausto scrive:

    E’ stato un colpo al cuore quando mi è giunta la notizia!
    Hai presente quando senti un profumo che ti provoca il flashback di un esperienza vissuta? Allo stesso modo quella scaletta era il “gancio” di tanti bei momenti vissuti nella mia adolescenza.
    Credo lo fosse non solo per me… Credo lo fosse anche per i miei genitori che su quella scala salivano, negli anni ’70, per sistemare le bobine dei film nel proiettore del cineforum. Sicuramente lo è per quell’uomo – non ricordo il suo nome, purtroppo, ma ricordo che aveva un macchina rossa – che, immigrato, fu ospitato da don Giuseppe proprio nelle stanze alle quali si accedeva dalla scaletta. Adesso, è diventato dentista!
    Credo, infine, che lo sarebbe stato anche per quei ragazzi che oggi ne imbrattano i muri e che domani, pentiti, avrebbero fatto il possibile per ripristinarne l’uso!